Intervista ad Ariana Delawari – L’ultima musa di David Lynch

Inserito in Feb 24 2010 - 6:00am

Le abbiamo già dedicato un articolo. Poi impressionati dalla sua personalità l’abbiamo cercata andando fino in California. Ariana Delawari d’aspetto è una ragazza come tante altre, eppure quel sangue misto (metà afgano, metà siciliano, pulsante in America) ha colpito il grande regista David Lynch.

L’abbiamo incontrata in un momento di pausa, incantati dalla sua voce e dalla presenza scenica. Abbiamo ascoltato l’album Lion of Panjshir, proprio prodotto dal grande maestro del cinema Lynch… Siamo rimasti incantati da Be Gone Taliban, ancora una volta e poi, abbiamo cominciato a parlare con lei in un’intervista che ha davvero lasciato il segno.

Le tue canzoni raccontano di viaggi interiori, a volte radicali, a volte semplici. Ho avuto l’impressione che il tuo mondo musicale sia in oscillazione fra due mondi, in continuo movimento. È esatto?
Non è solo musica, è la mia vita. Vivo tra Silverlake, assieme ai miei splendidi amici bohemian, e Kabul, dove i miei genitori già vivono da otto anni per provare a ricostruire una città massacrata dalla guerra. Vado avanti e indietro. Ogni volta che torno dall’Afghanistan mi sento come se portassi con me lo spirito di quella terra e lo condividessi coi miei amici. Parte del mio cuore è e sempre sarà in Afghanistan. Il modo di pensare di mia madre è davvero molto molto radicale. Lei era amica di Malcom X. Sono cresciuta imparando le vite dei rivoluzionari: Che, Fidel, Malcom X, Ahmad Shah Massoud detto the lion of panjshir. Mia madre mi ha parlato di persone che non hanno avuto celebrazione nella storia. Io sono sempre stata un’artista su diversi campi. Iniziai a recitare quando avevo quattro anni. Interpretai una bambina che aveva perso le braccia per via di una mina sovietica in Afghanistan. Fu così che il palco e la mia vita si congiunsero. Poi sono cresciuta nella periferia di Los Angeles e sono una cittadina americana; ho sempre vissuto su diversi paralleli. Arte e vita, immaginazione e realtà, interno ed esterno, ma tutte le linee di confine sono sempre molto confuse. Non c’è quindi davvero molta oscillazione da parte mia da un universo all’altro, perché tutti questi mondi fanno il mio mondo, il nostro mondo, un unico mondo. Il punto è proprio questo, tu puoi essere, nella tua terra, tanto italiano quanto afghano. La terra è nostra e noi siamo noi a prescindere dalla nazionalità.

I tuoi testi sono delle bellissime poesie. Come nascono le tue canzoni?
Di solito le mie canzoni iniziano con la melodia; al piano o con la chitarra, o a volte semplicemente con la voce. Poi le parole iniziano a uscire. È davvero molto raro che una canzone inizi con un’idea o delle parole. Alla base c’è l’aspetto emozionale. È la canzone a dirmi dove andare.

Le cose più belle delle tue canzoni sono le musiche. Quando ho ascoltato Be Gone Taliban e San Francisco, mi sono ritrovato davanti alla musica Anni Cinquanta, ma anche a musiche orientali stimolanti e specifiche della tua cultura. In Italia, alcuni critici musicali hanno scritto che la ferocia dei testi e della tua voce si unisce a queste melodie da favola. È così anche per la tua vita? Vorrei sapere se, nella tua vita reale, esiste uno scontro fra la realtà nella quale vivi e le storie che racconti. Le tue favole musicali rispecchiano la tua realtà?
Assolutamente sì. Sono una cantastorie. Sono musicista, attrice e regista. Ho studiato tutto intensamente proprio per la mia grande passione per l’arte del cantastorie. Credo che le fiabe e le allegorie arrivino più in profondità. Portano fuori il bambino che è nei nostri cuori, attraverso un luogo magico che dissolve ogni convenzione. Quando erao una bambina assistevo spesso a performance live di musicisti afghani durante alcuni party. La musica afghana mi annoiava: la gente parlava in Dari e rideva. Sono cresciuta anche immersa nella musica americana. Mia madre ascoltava Willie Nelson, Johnny Cash e Patsy Cline. Mia sorella più grande ascoltava i Depeche Mode e i Cure. La mia nonna sicula amava Roy Orbison e la musica gospel di Elvis. Quando a tredici anni iniziai a suonare la chitarra, la mia insegnate mi faceva studiare Jimmy Hendrix e i Led Zeppeling. Poi ci sono stati i miei coetanei che mi hanno altrettanto influenzato musicalmente. Credo che tutte queste influenze mi siano servite per portare in modo creativo il soggetto Afghanistan. Voglio portare alla memoria la splendida e magica terra di cui scrive Kipling. Non quella dei terroristi che hanno infestato con le loro strutture il paese, facendolo partire nei recenti anni. Non si tratta assolutamente dello spirito della gente, perché quello è imposto da fattori esteriori. È come scavare attraverso il caos, fino in fondo verso la realtà della terra: la storia della Via delle Seta, la nascita del Central Asian Musical Instruments, poesia, i turbinosi dervisci, il romanzo di Hindu Kush e le infinite possibilità del domani. Dobbiamo ricordare in rapporto all’immagine e dobbiamo legare le immagini alla memoria.

Come hai iniziato la tua carriera?
La mia carriera musicale è nata al di fuori dalle mie ambizioni artistiche, che ho coltivato, e al di fuori dai miei viaggi. Ho iniziato come attrice su di un palco, quando ancora ero bambina, poi iniziai a dipingere e dopo ho iniziato a suonare la chitarra. Ho studiato regia e letteratura inglese all’università. La tragedia dell’11 Settembre accadde in concomitanza al mio ultimo anno di college. I miei genitori quell’anno vendettero tutto ciò che possedevano, e si trasferirono in Afghanistan. Feci il mio primo viaggio in Afghanistan il 21 Ottobre 2002, pochi mesi dopo la laurea. Inizialmente documentai i miei viaggi con foto e film e poco dopo inserii la mia musica. A dire il vero inizia la mia carriera tre anni fa. Mi venne l’ispirazione di fare quest’album e questo progetto si è impossessato di tutta la mia vita. Infondo, il mio progetto musicale è il frutto di tutti i miei interessi artistici.

Cosa è che spinge una giovane a investire la propria vita in un mondo così incerto come quello della musica, anziché in una professione che ti assicuri una vita più tranquilla e un guadagno fisso?
Sapevo di essere un’artista da quando ero una ragazzina. Non potevo fare altro nella mia vita. Vedo la bellezza di questo mondo e non posso immaginare di vivere senza esprimere cosa c’è nel mio cuore. È così che mi relaziono alla terra. Sono sempre stata appassionata all’arte. Poi dopo l’11 Settembre capii che il mio destino era di raccontare la storia dei miei viaggi. Vorrei che le persone di diverse nazioni, vivessero in armonia e si amassero a vicenda. Amo le nostre differenze e so che, al di là del terrorismo, ci sono storie bellissime che raccontano l’Afghanistan. Mi spezza il cuore che venga immaginata solo come terra di terrore. Quindi non ho altra scelta che esporre la realtà di questo mondo attraverso la mia esperienza. Non mi piace l’idea che si possa avere paura della mia o di altre culture. La paura va combattuta con l’amore. L’amore è la risposta. L’armonia è la risposta e io faccio arte per contribuire all’armonia del mondo.

Sei un’ottima musicista e hai incantato David Lynch. Come è nata la tua collaborazione?
David venne alla prima del mio primo musical. Era il 17 dicembre 2006. Ero tanto nervosa quella notte. Tenevo la mia musica segreta da anni, proprio perché è molto vicina al mio cuore e avevo paura di mostrarlo. Dopo lo show, David espresse il suo interesse di produrmi musicalmente e io mi sentii molto onorata. Sono stata da tanto tempo una grande fan di David. A scuola scrivevo temi sui suoi film e sul suo incredibile lavoro di sound design. È stato un sogno lavorare con lui e mi sento tremendamente onorata di ciò.

Nelle tue vene scorre sangue afgano, ma vivi in America. Due culture che, agli occhi dell’Europa, rappresentano due popoli profondamente diversi, quasi nemici. Quali aspetti del tuo carattere pensi abbiano affascinato l’America?
Veramente, io sono afgana e siciliana. Non so se te l’ho detto. Mio padre è afgano e mia madre è mezza afgana e mezza siciliana. Lei è cresciuta a New Jersey. I miei grandi nonni erano di Sperlinga. Quindi, ho sangue europeo. Da me si nota parecchio la mia influenza italiana nell’amore che ho per l’arte, teatro, il linguaggio. Gli italiani sono persone così belle, appassionate, romantiche. Hanno dato un bel contributo alla bagaglio culturale del nostro mondo. Sono nata a Los Angeles. Sono cresciuta in una famiglia molto americana. Sono nata l’anno in cui i soviet invasero Afghanistan. Lo scopo della vita di mio padre dè diventato l’Afghanistan: inizialmente stava liberando l’Afghanistan dai soviet, poi c’era il problema della guerra civile, poi i Talebani. Poi dopo l11 settembre, i miei genitori si sono ritrasferiti per aiutare il popolo afgano. Mio padre ha contribuito a costruire il sistema tecnico bancario ed è diventato il Governatore della Banca Centrale. Mia madre ha cominciato a lavorare per le Nazioni Unite. Questa è la mia vita. Quindi, io penso la mia vicinanza a questi mondi si manifesti attraverso le attività della famiglia passando per la mia musica. É la mia vita come un’americana – la mia arte è stata esposta qui – che mi ha plasmato. Forse la gente fa questi riferimenti perché guarda alle mie esperienze personali, ma non c’è politica nella mia musica: io scrivo solamente ciò che sento come vero nel mio cuore. Esteticamente, sono anche versatile nei rapporti con i diversi generi musicali, quindi è questo quel qualcosa che permette di mettere in relazione la gente. E’ un bene che tutti vogliano relazionarsi con gli altri ultimamente.

Qual’è il più bel proverbio della tua nazione?
E’ un proverbio afgano che amo: “Il primo giorno che ti ho incontrato, tu sei stato un amico. Il secondo giorno che ti ho incontrato, tu sei stato un fratello”. E questo è un proverbio americano che mia nonna usava dire: «Mai essa sarà così umile, non c’è posto come casa».

Qual’è la canzone alla quale sei più affezionata? La più bella che tu hai scritto finora?
Come compositrice, penso che We Came Home è finora il mio più grande lavoro. In termini di testo, contenuto e musica. È una storia sull’America. Il vero spirito dalla quale questa nazione, gli Stati Uniti, nacque. Ho scritto questa canzone un anno fa per l’elezione di Obama. L’ho cantata nello show che ha seguito la sua elezione ed ero molto emozionata. Assunse un nuovo significato. Ma Be Gone Taliban è la mia canzone preferita di questo album. È stato un processo molto collaborativo. La canzone è nata attraverso molti di noi. Penso che ci sia del potere nell’unificare insieme creativamente molti cuori verso una sola intenzione. È la canzone di un guerriero. Ho voluto creare un’antifona. Una canzone dalla mia prospettiva personale e la prospettiva della terra dell’Afghanistan. La terra è più vecchia delle persone. Certamente è più vecchia di un regime di recente perfezionamento. Le montagne sanno la verità. La terra, gli elementi del nostro universo sono lontani e più potenti di qualsiasi esercito. Più noi siamo in armonia con terra nostra, più noi saremo in armonia l’un con l’altro.

Quali progetti hai per il futuro?
Sto scrivendo molte nuove canzone per il mio prossimo album. E sto anche lavorando a un soggetto cinematografico che mi ha recentemente stimolato.

Puoi dedicarci i versi di una tua canzone?
Certo. Questa è il testo di The East. Io ho scritto questa canzone dalla mia prospettiva e anche dalla prospettiva di un ragazzo che è stato costretto a unirsi ai Talebani. Loro vanno nei campi di rifugio e arruolano i giovani ragazzi figli di madri vedove. Poi ai ragazzi viene fatto il lavaggio del cervello nei campi d’addestramento. Noi abbiamo bisogno di vedere da tutti i lati per guarire.

Ariana Delawari canta The East… Non ho portato un registratore. Canta solo per me.

The East

I come from the mountains
I come from the East
Our deserts they cradle
The valley of greed
I am not untrue, I will not harm you
I come from the mountains, I come from the east

And with you beside me we won’t disagree
And with you beside me we will have peace
I am not untrue, I will not harm you
I am the east.
I am not untrue, I will not harm you
so peace please.

I come from the old world
I come from the East.
The blood that’s in my veins
don’t make me a beast.

I am not untrue, I will not harm you
I come from the old world, I come from the East.

And with you beside me we won’t disagree
And with you beside me we will have peace
I am not untrue, I will not harm you
I am the east.
I am not untrue, I will not harm you
So peace please.

My mom was a widow, they asked for her son
They took me aboard and gave me a gun.
Taught me to use it and gave me some bread
I killed my own people for a roof over my head.
Too young to know what I had done,
And now I’m a dad with my own son.
Gotta undo what we’ve done cause the earth is shaking and
We are one.

And with you beside me we won’t disagree
And with you beside me we will have peace
I am not untrue, I will not harm you
I am the east
I am not untrue, I will not harm you
So peace please
I am not untrue, I will not harm you
I am the east
I am not untrue, I will not harm you
So peace please.

Peace east.

Foto: www.myspace.com/lionofpanjshir

F.S. Frau

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