La strage di Denver e quella dell’isola di Tyrifjorden

Inserito in Lug 24 2012 - 5:00am

I racconti dei sopravvisuti, la vita continua. A un anno dalla strage dei giovani laburisti sull’isola del Tyrifjorden, e a poche settimane dalla sentenza al processo contro Breivik, un’altra strage, quella di Denver.

Facciamo un breve passo indietro, Anders Behring Breivik il 22 luglio 2011, travestito da poliziotto ha fatto irruzione a un raduno di giovani laburisti e uccide 69 ragazzi a sangue freddo, dopo aver piazzato una bomba nel centro di Oslo in cui sono morte altre 8 persone.

Eirin Krisitn Kjaer, è stata ferita da una delle sue pallottole, nonostante al tempo trovò rifugio in una grotta, i colpi la raggiunsero e rimase ferita allo stomaco, braccia e ginocchio. Venne ritrovata dalle forze speciali, svenuta e in una pozza di sangue, in tutto questo anno ha dovuto affrontare varie operazioni chirurgiche.

“Testimoniare è stato facile, tutti si sono presi cura di me. Ed è stato piacevole trascorrere qualche giorno a Oslo. Perfino vedere Breivik è stato positivo. In udienza gli sorridevo e lui restava impassibile. Ma io con quel gesto mi sono sentita come se mi avessero tolto un fardello dalle spalle. So di non poterlo perdonare per quel che ha fatto ai miei amici, ma per lui non provo nulla.”

Per quanto riguarda il suo lavoro al centro giovanile dice: “Per tutto l’autunno mi hanno aspettata. Ho avuto tutto il supporto possibile da parte dei colleghi, dello Stato, dell’università (dove mi sono iscritta a gennaio per studiare biologia), di uno psicologo che ancora mi segue, una volta al mese”.

Tutto questo coraggio è frutto dalle riunioni con gli altri sopravvisuti: “Condividiamo quello che gli altri non potranno mai capire”.

Cathrine Larsen, 17 anni, studia fotografia, è riuscita a fuggire a nuoto salvandosi grazie all’intervento di una braca di volontari. “Nessuno può comprendere cosa significhi per me oggi il nome ‘Utøya’, lo pronuncio, se costretta, ma preferisco riferirmi a quei giorni come ‘la scorsa estate’: fa meno male. Mi ha danneggiato la concentrazione, il che ha contribuito a peggiorare i miei voti a scuola, e mi disturba il sonno, sia nel senso che fatico ad addormentarmi sia nel senso che ho spesso degli incubi. È strano, però: non sogno di stare su un’isola in cui si è intrappolati, come eravamo noi, sogno di stare in altri posti, dove si può correre, dai quali si può scappare. Per tenermi insieme, in questi mesi, ho sempre indossato una maschera. Posso avere avuto una giornata terribile, ma cerco di dare l’impressione che vada tutto bene. È un modo per non crollare, però è anche tanto, tanto faticoso. Non ho parole d’odio per Breivnik. Con l’aiuto di uno psicologo sto cercando di superare soprattutto il trauma per l’uccisione, a Utøya, della mia migliore amica Elisabeth, al processo non sono riuscita a testimoniare, ma ero spesso in aula. Sentir parlare di lei è stato difficile. Perdonare Breivnik? Mai.”

Emma Martinovic, 19 anni, di Vennesla, Kristiansand, salvata gettandosi in acqua: “Quando abbiamo iniziato a sentire gli spari io e un gruppo di amici ci siamo nascosti su una collinetta, poi però ho capito che lì eravamo scoperti, e ho detto agli altri di buttarsi in mare. Ho mandato un sms ai miei, per dir loro che li amavo, e poi alla mia migliore amica Robin, per chiederle di prendersi cura di loro nel caso fossi annegata. Intanto riuscivamo a vedere dalla riva quello che ‘lui’ stava facendo. Tutti ci siamo guardati in tasca, per verificare che avessimo i documenti: almeno così avrebbero potuto identificarci, se fossimo morti. Poi abbiamo cominciato a nuotare. Non riesco più a stare al buio, in qualunque luogo entri cerco immediatamente con lo sguardo l’uscita di sicurezza, non mi fido più delle persone, mi spaventano i gruppi numerosi. Parlare con gli altri sopravvissuti è un grande aiuto: solo loro sanno cosa è venuto ‘dopo’.”

Eivind Rindal, 24 anni, studente di scienze politiche a Trondheim, aspirante collaboratore di ong: “Utøya per me è ancora il paradiso in terra, il luogo idilliaco dove ho trascorso 6 estati condividendo ideali e quotidianità. Ma io sono stato fortunato, sono riuscito a scappare ai primi spari. Ho portato in salvo un gruppo di ragazzi, su una barca a remi. E oggi so di poter reagire a qualunque crisi. Lo stato mi ha aiutato più di quanto non avessi davvero bisogno. Ci sono persone, tra i volontari, tra chi ha raccolto i corpi, che hanno avuto più traumi di me. Sì, anch’io l’incubo lo vivo ancora, ma è quello di vedere in Europa la crescita di consensi delle ideologie fasciste che hanno mosso Breivik. La società deve essere protetta, il perdono non mi interessa, così come non mi interessa la vendetta. Ma ci sono persone, anche in Norvegia, che condividono le sue ragioni. Indipendentemente dal fatto che lo tengano per 21 anni in prigione o in un ospedale psichiatrico, le sue gesta possono essere emulate. È questo il pensiero che mi disturba il sonno”.

La passione per la politica è ciò che accomuna i ragazzi di Utøya, il gesto folle di Breivnik ha lasciato dolore e buio nelle loro vite, ma quello che non si aspettava è di aver rafforzato tutti quegli ideali condivisi dagli scampati, il multiculturalismo, la tollerenza, l’apertura all’altro, l’europeismo. Si impegnano in prima persona per far fallire ogni deriva xenofoba, Cathrine è entrata negli ultimi mesi nel consiglio direttivo dell’Auf, il movimento giovanile dei lavoratori che dipende dal partito Laburista norvegese, Eirin è stata eletta nel consiglio comunale di Tromso, e anche Emma è una leader di sezione all’interno dell’Auf.

Un’altra strage che lascia tutti quanti senza parole. Alla prima di Batman un folle irrompe in un cinema di Aurora in Colorado lasciando per terra 12 corpi senza vita e 59 feriti. Tra questi anche dei bambini. Una monumentale multisala è stata la scenografia dell’ennesimo massacro americano senza senso. L’America è in lutto e piange vittime innocenti che hanno subito il massacro della follia, le bandiere saranno a mezz’asta fino a mercoledì 25.

Cosa ci sta succedendo?

Foto|Google

E.Frau

fsfrau
  • Facebook
  • Twitter
  • Google+
  • Pinterest

Commenta con i tuoi amici su Facebook

Leave A Response