Strategia di mercato per i brand. I vestiti e le firme che ci accompagnano sono la nostra storia e questo non è uno slogan votato al made in Italy.
La combinazione dell’abbigliamento del giorno spesso e volentieri segna la perfezione di certi momenti romantici o scansionano successi professionali. Ma sviscerando gli armadi più datati, che conservano con gelosia i classici della moda degli anni passati, potremmo accorgerci che i brand sopravvissuti alle ere sono gli stessi che tutt’oggi fanno i numeri di cassa più importanti. Il risultato è che commercialmente funzionano sempre gli stessi marchi. Lo sfondo economico modaiolo vede meteore commerciali che di fashion hanno ben poco oppure marchi celebri e ancorati agli acquisti della classe “alta” della scala sociale. Sono anni che un brand non viene sverginato col termine popolare. Ma qual è la giusta strategia che in passato ha reso famosi in tutto il mondo brand come Armani e Dolce&Gabbana?
IL POTERE DELLO SPOT. Sicuramente un massiccio uso di pubblicità su ogni rete mediatica ma specialmente il giusto personaggio noto da sfoggiare totalmente griffato. Questa strategia di mercato, almeno secondo Donatella Versace, pare sia stata usata per la prima volta dal fratello Gianni. La moda viaggiava a pari passo col mondo dello spettacolo, e il pubblico acquistando un determinato marchio poteva comprare l’emulazione delle vite patinate a discapito della propria sciatta personalità. Mai come adesso attori, volti noti e per la maggior parte cantanti, sono d’obbligo per chiunque vuole imporsi in un mercato così forte. Armani per svecchiare il brand usa oramai costantemente i Beckam e Beyoncè, quest’ultima non certo icona di eleganza e minimalismo, tipico di Re Giorgio. Dolce&Gabbana ricorreranno a Madonna per le prossime campagne e Givenchy per pubblicizzare l’omonimo profumo ha immortalato Justin Timberlake su di un volo internazionale.
Foto: Google
Antonio P.










