Con la Manovra Berlusconiana licenziamenti più facili. E’ sciopero!

Inserito in Set 5 2011 - 11:21am

Sembra essere questo il nodo più orribile e malfatto che la manovra berlusconiana ha compiuto e che ovviamente trova tutta la critica e l’ira della Cgil rappresentata da Susanna Camusso.

Le aziende con meno di quindici dipendenti potranno licenziare senza giusta causa i loro dipendenti, aggirando il divieto che è sancito dall’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, tramite intese sottoscritte a livello aziendale o territoriale che possono derogare ai contratti e alle leggi nazionali sul lavoro (incluso per l’appunto lo Statuto dei lavoratori) e alle relative norme, comprese quelle sui licenziamenti
. Questo stabilisce l’articolo 8 della Manovra, approvato ieri dalla Commissione bilancio del Senato e, come è naturale che fosse, non sono mancate le polemiche partite principalmente dalla Cgil e dall’opposizione.

Le modifiche della maggioranza di governo all’articolo 8 indicano la volontà di annullare il contratto collettivo nazionale di lavoro e di cancellare lo Statuto dei lavoratori, e non solo l’articolo 18, in violazione dell’articolo 39 della Costituzione e di tutti i principi di uguaglianza sul lavoro che la Costituzione stessa richiama. Il governo sconfitto sulle pensioni vuole ora distruggere l’autonomia e l’autorevolezza del sindacato e, così come per le pensioni, i segretari di Cisl e Uil non si accorgono di quello che sta succedendo e parlano d’altro. Infine negano il principio di rappresentatività che non può che essere dato dall’iscrizione al sindacato e dal voto dei lavoratori che viene invece escluso dalle modalità previste dall’articolo 8. Vogliamo ancora una volta sottolineare il comportamento autoritario del governo che interviene sull’autonomia contrattuale delle parti con una scelta senza precedenti nella sotria della nostra Repubblica. Tutto ciò, oltre a confermare le ragioni dello sciopero proclamato dalla Cgil per martedì 6 settembre, dice anche che la scelta esplicita di questo governo è quella di impedire che le parti sociali abbiano un ruolo positivo nel contribuire al superamento della crisi e per favorire la crescita”, ha commentato Susanna Camusso, leader della Cgil. A sottolineare questo anche l’impossibilità di fare accorti locali su temi come mansioni del lavoratore, i contratti a termine, l’orario di lavoro, le modalità di assunzione, le conseguenze del recesso dal rapporto di lavoro, il licenziamento della lavoratrice in concomitanza del matrimonio, il licenziamento della lavoratrice dall’inizio del periodo di gravidanza fino al termine dei periodi di interdizione al lavoro, nonché fino a un anno di età del bambino, il licenziamento causato dalla domanda o dalla fruizione del congedo parentale e per la malattia del bambino da parte della lavoratrice o del lavoratore e il licenziamento in caso di adozione o affidamento. L’emendamento approvato prevede che anche i sindacati percentualmente più rappresentativi a livello territoriale possano sottoscrivere accordi con le aziende.

La manovra viene così etichettata come un “balzo di dubbia costituzionalità” che farebbe tornare indietro l’economia di sessant’anni.

Iracondo anche Antonio Di Pietro: “L’Italia dei Valori continua a sostenere che questa norma sul lavoro non c’entra nulla con il pareggio di bilancio, in quanto non ha ritorni di tipo economico. Il fatto di averla voluta rende esplicito l’odio con cui questo governo si rivolge al mondo del lavoro pubblico e privato, mentre difende con le unghie e con i denti tutti i privilegi di chi mai ha pagato. Una ragione in più per partecipare allo sciopero di martedì sei settembre.

Di contro il Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi ha affermato: “Le modifiche all’articolo 8 contengono utilissimi elementi per la più certa interpretazione delle rilevanti novità previste dalla manovra relativamente alla capacità dei contratti aziendali e territoriali. Non ha senso parlare di libertà di licenziare, o usare altre semplificazioni che non corrispondono alla realtà“.

Foto|Google

G.Legge

fsfrau
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