Parlare Italiano – Come sostenere l’Italia nel 2012

Inserito il Apr 12 2012 - 5:00am di fsfrau

A parlare non è un uomo nuovo, ma un uomo che ha imparato a guardare, agire, mangiare e pensare come in italiano… E non lo ha fatto in un giorno. Michele Tronconi, presidente di Sistema moda Italia, dice la sua sul nostro paese. Elegante e stimato, sa cosa è lo stile e sa che per […]

A parlare non è un uomo nuovo, ma un uomo che ha imparato a guardare, agire, mangiare e pensare come in italiano… E non lo ha fatto in un giorno. Michele Tronconi, presidente di Sistema moda Italia, dice la sua sul nostro paese.

Elegante e stimato, sa cosa è lo stile e sa che per sostenerlo bisogna avere un’istruzione in ogni campo. E’ lui l’insegnante di oggi. Il filosofo e il re della nazionalità italiana, l’imperatore della produttività.

Per stimolare l’industria tessile-moda, uno dei settori portanti dell’economia nazionale, bisogna rendere conveniente la produzione in Italia. Solo così arriverà quell’inevitabile incremento delle esportazioni che è la leva per il rilancio dell’intero Paese“.

Se non si fa nulla per sospingere la produzione interna quello che viene realizzato all’estero non solo non crea valore aggiunto ma neppure occupazione. Purtroppo sul carico fiscale del lavoro tutto ciò di cui si parla non prospetta alcun allentamento dei costi, mentre sull’energia, altro fattore prioritario, sta succedendo il peggio, con un’inevitabile compressione su margini già risicati. Insomma, l’attività produttiva in questo momento è fortemente scoraggiata“.

Ci sono segmenti che per definizione operano in no price competition: soprattutto sui mercati esteri, vincono il marchio e la qualità del prodotto soprattutto se abbinati a un prezzo alto. Una tendenza che vale in particolare sui mercati della Federazione russa ma anche su quello cinese: i clienti vogliono il prodotto di un certo brand come esibizione di uno status symbol di cui gli altri, parenti, amici, colleghi e concorrenti, conoscono bene il valore. Il problema è che questi marchi importanti cercano spesso di ribaltare il concetto comprando al minimo prezzo il meglio della produzione in termini di qualità e servizio. E se le piccole imprese della filiera non ce la fanno, i superbrand riorientano le proprie reti produttive fuori dall’Italia, finendo per esportare prodotti che non sono, di fatto, made in Italy.

Foto|Google

F.S. Frau

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